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    crisi con ostaggio
 

Giovedì, 08. Febbraio 2007

Crisi con ostaggio
di megarouge, 17:38



CRISI CON OSTAGGIO

LEGGO DELL'ALTRO :
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HOSTAGE CRISIS - By MegaRouge (aka BamfWriter) - General - G - A thief in Hogwarts - tradotto da Cuccussétte - per i più piccoli serve un adulto vicino - Generale - Un ladro entra a Hogwarts e prende ostaggio... Qua l'Originale: http://www.fanfiction.net/s/1635369/15/

 

() () () () ()

"Signor Rubeus Hagrid?"
Il mezzogigante alzò lo sguardo dal suo giardinaggio e sorrise allo straniero.
"Ehi, sono io," disse con la voce grossa e borbottante. Gettò da parte la pala, si pulì le mani sui calzoni e si avvicinò all'uomo alto e massiccio, dai capelli scoloriti. "Che possò fa' per te?"
Lo strano uomo studiò un pezzo di carta che aveva staccato da un blocco, e masticò il mozzicone di sigaro. "Ho un… come lo chiami… flobberworm per te." Indicò il vaso incartato e in bilico, ai suoi piedi, e porse la cartelletta all'uomo gigantesco.
"Oh!" disse Hagrid con un sorriso . "Mi spiace, ovvio. Lo stavo aspettando." Prese la piccola penna nell'immenso palmo della mano e riuscì a scrivere qualcosa che assomigliasse al suo nome.
"Non c'è il solito fattorino, e così non so di cosa avesse bisogno," spiegò l'omone con un sorriso amichevole.
"E' in ferie questa settimana." L'uomo biondo fece un largo sorriso e riprese la cartelletta dal guardiacaccia. Indicò il castello con il mento, e chiese amabile, "Potresti condurmi dal Maestro delle Pozioni, per favore? Ho una consegna anche per lui."
"Cero," disse Hagrid, "Ma dovrai lasciare le cose prima di entrare. Regole della scuola."
"Ma certo," disse lo straniero, fece cadere il sigaro e lo spense sotto i suoi stivali.

() () () () () ()

Dieci minuti dopo, il massiccio uomo dai capelli chiari si dirigeva con passo deciso verso i piani inferiori del castello di Hogwarts. Quando sentì avvicinarsi degli studenti, ripiegò in un'alcova. Gettò da parte la cartelletta che aveva rubato a un fattorino da poaco deceduto, estrasse un mantello argentato dalla tasca più voluminosa che avesse. Se lo avvolse addosso, e si coprì la testa.
Del tutto invisibile, Sylvus Bentram, assassino prezzolato ed esperto di Pozioni, si fece strada nei sotterranei.

() () () () () ()

"Oh diavolo," borbottò Ron quando gli altri Grifondoro si infilarono nella buia ed isolata aula di Pozioni. "Non ci sono proprio per una doppia di Pozioni quest'oggi," continuò, "Proprio non ci sono." Fissò il migliore amico, Harry, che sghignazzava.
"Ron, quando mai sei per le lezioni di Snape?" lo sfotté il ragazzo occhialuto.
"Hai ragione," si adeguò il rosso con un mezzo sorriso.
Hermione sospirò e si spinse oltre loro due, come se fosse avida di raggiungere il suo posto e iniziare a subire le torturanti lezioni di Snape. Voltò per sedere, e si girò per guardare l'enorme armadio posato contro il muro all'estremità dell'aula.
"Questo è strano," mormorò lei.
Harry e Ron la osservarono.
"Cosa è strano?" chiese Harry. Quando lei indicò, lui osservò.
"L'armadio è aperto," disse inclinando la testa per la curiosità. "Il Professor Snape è stato cristallino sul non spalancarla mai a meno che lui non sia presente in aula." Avanzò verso la struttura. "Dovrei chiuderla?" si chiese a voce alta.
"Io non lo farei," brontolò Ron. "Probabilmente è una prova. Il tipo untuoso di certo vuole che qualcuno si avvicini, così può strillare che voleva che lo aprisse, o qualcosa del genere…"
"Siediti e stai zitto."
I tre sobbalzarono mentre la voce bassa e grave echeggiava nella stanza. Snape sbattè la porta dell'aula e la chiuse, poi avanzò con passi pesanti nei suoi stivali neri, davanti alla classe. Gettò il mantello sulla spalliera della seggiola, e puntò la bacchetta alla lavagna, su cui apparvero le istruzioni per quel giorno.
"Conoscete il compito," bofonchiò, sedendosi alla cattedra. "E state attenti alla bile di verme delle sabbie, non è che cresce su…" La voce del Maestro delle Pozioni si spense, e gli occhi neri si sbarrarono appena vide l'armadietto aperto.


Hermione, Ron e Harry guardarono Snape che si precipitò per la stanza fino all'armadietto ripostiglio. Sbirciò dentro, e la testa si mosse un po' come se facesse un inventario visuale. Quando arretrò di un poco, come se fosse stordito, i tre Grifondoro si guardarono tra loro incuriositi.
Si voltò deciso verso gli studenti con gli occhi neri che ardevano selvaggi per la rabbia. Lento, avanzò verso di loro, con il viso che impallidiva, le labbra tese. Harry non riusciva a ricordare d'averlo mai visto così arrabbiato, se non quando il bersaglio era lui.
"Qualcuno," ruggì Snape, "ha rubato degli oggetti dalla mia riserva privata." Si accasciò sulla cattedra davanti alla classe e fissò lo sguardo su Harry. "Cosa ne sai te, Potter?"
Harry batté le palpebre. " Nulla, signore ! Davvero !" il cuore prese a battergli forte in petto. Il Maestro delle Pozioni lo fissò un istante in più, poi si mosse per camminare avanti e indietro nella stanza.
"Mancano tre oggetti," proseguì Snape, la voce bassa e pericolosa. "Tutti e tre questi ingredienti sono sostanze controllate con attenzione, e a meno che non siate un laureato Maestro delle Pozioni, potreste andare in carcere solo per il fatto di possederle." Gli occhi neri saettarono per la stanza, come se cercassero un alone di colpevolezza attorno a uno degli studenti.
Harry si guardò attorno prudente. Tutti gli altri studenti apparivano altrettanto sconvolti, come lui si sentiva. Non sembrava che qualcuno della classe avesse rubato gli ingredienti al professore.
"Se uno di voi avesse preso questi tre oggetti," continuò l'uomo in nero, "Potrà renderli adesso, e vi prometto, non sarete puniti, e nessun punto verrà sottratto alla vostra casa. Nemmeno vi sgriderò. Avete la mia parola." Snape sollevò un sopracciglio al rantolo meravigliato che riecheggiò nella stanza.
"Sì," mormorò. "E' una cosa così tanto seria." Attese, ma ci fu solo silenzio. Le lunghe dita presero a tamburellare sul piano dello scrittoio, mentre il silenzio si dilatava. Dopo un minuto si mosse sulla predella davanti alla classe, e si afferrò ai bordi della struttura come se dovesse trarne forza.
"Questi tre ingredienti," iniziò placido, "quando vengono combinati nelle giuste quantità, possono produrre un veleno così mortale che una singola molecola è sufficiente a uccidere un essere umano adulto."
Ci fu un'altra raffica di rantoli da parte degli studenti, e parecchi di loro si guardarono attorno per vedere se i loro vicini potessero essere i responsabili.
Snape proseguì, quasi implorandoli. "Non c'è nessuno nell'aula che capisca l'importanza di quello che sono…," ma all'improvviso si bloccò e si raddrizzò, fissando l'opposta estremità dell'aula.
Gli studenti si voltarono in massa verso la porta dell'aula: da sé, venne tolto il chiavistello, e la porta si aprì.
Il Maestro delle Pozioni sbarrò gli occhi, e balzò giù dalla predella. Svelto attraversò la stanza, si fermò alla porta aperta e con cautela uscì.
Ron, Harry e Hermione osservarono. Poi si guardarono tra loro, e scivolarono via dai loro sedili, se ne andarono alla porta e sbirciarono tutto attorno.
Snape avanzava lento nel corridoio, e piegava la testa in modo curioso, come se stesse ascoltando.
Con occhiate reciproche, i tre Grifondoro sgusciarono dietro Snape mentre lui si muoveva silenzioso; osservavano i Maestro delle Pozioni con curiosità manifesta. Sembrò averli sentiti poiché all'improvviso si voltò.
"Tornate in aula, ragazzi," mormorò distratto.
Non si mossero.
"Signore… cosa succede?" chiese dolcemente Harry.
Snape lo occhieggiò, come se pensasse di rimproverarlo, poi sospirò. "Pensavo… avrei giurato di aver sentito… non importa." Aveva appena iniziato a tornare verso gli studenti, quando all'improvviso si congelò. Sollevò la esta e annusò. Poi guardò il trio davanti a sé.
"Immagino che nessuno di voi si sia fumato un sigaro prima della mia lezione, vero?" chiese cocciuto e piano, a malapena muoveva le labbra.
Tre paia di giovani occhi si stralunarono. "No, signore!" disse Ron.
La fronte di Harry si arricciò, e annusò. Anche lui poté sentire il debole odore acre di fumo di sigaro proveniente da qualche posto vicino.
Snape si girò di nuovo e guardò un'altra volta il corridoio vuoto, poi prese a seguire la traccia. Il trio gli andò dietro, tenendosi un paio di metri dietro all'alto Maestro delle Pozioni. Quando si fermò, si fermarono. Lui si voltò verso di loro di nuovo, lo sguardo intenso. Fissando a terra, fece scivolare la mano nella marsina ed estrasse la bacchetta, stringendola vicina al corpo come se la nascondesse a qualcuno dietro a lui.
Incrociò lo sguardo con quello di Harry. "Pronto?" ordinò.
Harry sbatté due volte le palpebre per fargli sapere che lo era, e la sua stessa mano scivolò in tasca.
Snape sollevò la testa e si schiarì la gola. "Ragazzi, sto immaginandomi le cose. Torniamo in aula e potremo… Accio Mantello!" Snape si voltò con una piroetta e lanciò la mano protesa dietro si lui.
Ci fu un affrettarsi, e un Mantello dell'Invisibilità sembrò materializzarsi a mezz'aria a mezzo metro da Snape. Volò in mano sua, e lui agghiacciò quando fu rivelato il proprietario del mantello, con la bacchetta puntata verso di lui.
"Expelliarmus," borbottò calmo l'uomo biondo, alto due metri e più, quando fu scoperto.
Snape sobbalzò quando la bacchetta gli fu fatta saltare di mano. Fece un passo indietro e guardò l'uomo, inorridito. "Sylvus," ansimò.
"Ciao, Severus," mugugnò l'uomo, con un ghigno perfido. Sollevò di nuovo la bacchetta.
"Correte, ragazzi!" gridò Snape, e caricò verso l'intruso. Scagliò il grosso uomo a terra e cercò di strappargli la bacchetta di mano.
Hermione corse, ma verso Snape, piuttosto che via da lui. Si affrettò oltre i due uomini, diretta alla bacchetta di Severus, che era atterrata vicina all'estremità del corridoio.
"Hermione, no!" gridò Ron. Prese a correrle dietro, ma venne afferrato da Harry che si aggrappò al dietro del suo mantello.
"No, vai a chiamare aiuto!" gli disse secco il ragazzo occhialuto. Ron annuì e si precipitò in direzione opposta, girò l'angolo verso l'aula di Lupin.
Sylvus alzò la mano, e puntò la bacchetta a Hermione. "Stupeficium!" gridò, e poi grugnì poiché Snape gli afferrò il braccio, rendendo l'incantesimo sparato del tutto casuale.
Hermione guardò su quando il proiettile rosso lampeggiò sopra la sua testa, e con uno strillo allarmato, si tirò via dalla loro vista, in un'alcova nel muro. Non ne riemerse.
Harry caricò in avanti, ma si fermò nella sua traiettoria quando Sylvus gli puntò addosso la bacchetta.
"Stupef…Ohi!" Sylvus cadde in avanti quando Snape gli dette una testata.
Stordito, il Maestro delle Pozioni oscillò visibilmente e cercò la bacchetta. "Accio bacchetta!" gemette. La bacchetta nera volò nella sua mano protesa, e si trascinò in piedi proprio mentre Sylvus faceva lo stesso.
I due stregoni si fissarono a vicenda. Poi lo sguardo di Snape si posò su qualcosa sul pavimento in mezzo a loro. Una delle tre bottiglie rubate del suo armadietto giaceva innocente sull'acciottolato, là dove doveva essere caduta dalla tasca di Sylvus.
L'uomo biondo seguì lo sguardo di Snape, e gli occhi si stravolsero. Si gettò verso la bottiglia proprio mentre Snape gridò un incantesimo.
"Evanesco!" gemette Snape, con la bacchetta puntata sulla fiala.
"Noooo!" gridò Sylvus quando la piccola bottiglia si vaporizzò prima che le sue dita la toccassero. Fissò per un istante il punto che la bottiglia aveva occupato fino a un momento prima, col petto che si abbassava per la rabbia. Poi lo sguardo si posò su Snape, e cacciò un ruggito di rabbia.
"Expelliarmus!" urlò. Questa volta, l'incantesimo non solo tolse la bacchetta dalla mano di Snape, ma lo mandò a sbattere contro la parete, e poi a terra, stordito.
Il Maestro delle Pozioni gemette, e si spinse in posizione seduta. Ma prima che potesse reagire, un braccio massiccio gli circondò la vita, gli bloccò le braccia, e fu sbattuto senza garbo in piedi. Allungò la mano intrappolata verso la bacchetta, ma prima che potesse evocarla, la punta aguzza della bacchetta di Sylvus era premuta dolorosamente nella pelle morbida della gola.
"Provaci," lo minacciò l'uomo dai capelli scoloriti. "Ti prego, i supplico, prova. Sto sperimentando parecchie nuove maledizioni, mi piacerebbe provarle su di te. Sai che ce ne sta una ce all'istante trasforma tutto il sangue del tuo corpo in pietra?Ti chiedi come sarebbe, eh?"
Snape si irrigidì, gli occhi saettarono attorno nervosi mentre smetteva di lottare. Il grosso uomo ghignò.
"Allora, Severus," l'uomo cattivo miagolò al suo orecchio, "Mi sei già costato un sacco di tempo e denaro." Mosse il braccio con la bacchetta in modo da premere stretto verso l'alto da sotto il mento di Snape, interrompendogli il passaggio dell'aria.
"Non suppongo che tu abbia altra Essenza di Yarrow da qualche parte, vero?" chiese ridanciano.
Snape non poteva respirare, e di conseguenza, non poté rispondere.
"No?" rise Sylvus, godendosi lo sguardo impaurito negli occhi neri di Snape. Alla fine, tolse il braccio dalla gola sottile dell'uomo, che rantolò, tossendo.
"Ehi!"
Sylvus si girò e rimise la punta della bacchetta alla gola di Snape. Quando vide chi lo aveva richiamato, rise di gusto.
"Salute a voi, piccoli amici," disse prendendoli in giro. "Siete qualcuna delle povere animucce che hanno questo bastardo per insegnante?" chiese piegando la testa verso Snape.
"Lascialo andare," gli ordinò Harry, con più fiducia di quanta se ne sentisse in realtà, e alzò la bacchetta. La mano gli tremava in modo visibile.
"Expelliarmus," borbottò Sylvus annoiato. La bacchetta di Harry schizzò via dalla sua presa e volò per rotolare da qualche parte dietro di lui.
Gi occhi crudeli si stralunarono. "Non ti confondere con me, bimbo," grugnì, e strinse il braccio attorno alla vita di Snape. "Hai mai visto la Maledizione Cruciatus usata su qualcuno?"
Snape strinse i denti e chiuse gli occhi per il dolore mentre Sylvus premette la punta della bacchetta più a fondo contro la gola.
"Dovresti vedere cosa può fare a questa maniera," fece una smorfia l'uomo crudele.
Movimenti dietro ai due uomini attirarono lo sguardo di Harry, e lui fissò la mano di Hermione e il braccio che sbucavano dall'alcova. Un istante dopo il Mantello dell'Invisibilità tremò dal suo posto sul pavimento, dove l'aveva dimenticato l'intruso, e finì nella mano protesa.
Proprio allora, sentì diversi colpi di passi che battevano verso di lui. Si voltò, e Ron girò l'angolo seguito da vicino da Lupin e Dumbledore.
I due uomini avevano estratto le bacchette e si fermarono di botto quando videro la situazione.
"Ciao, Sylvus," disse placido Dumbledore, cennando al grosso uomo.
"Albus," disse con una smorfia l'intruso. "Felice di vederti." Schioccò la lingua in modo sgradevole. "Abbassate le bacchette per favore." Ribadì la frase angolando la bacchetta in modo un po' più acuto contro la gola di Snape.
Ron arrivò a stare accanto a Harry: guardò l'accaduto con gli occhi sbarrati, la faccia così pallida che le sue rughe sembrarono tridimensionali. Harry gli gettò un sorriso lieve per rassicurarlo: si sentiva più fiducioso ora che i due uomini erano arrivati.
Lupin e Dumbledore vennero avanti, e abbassarono le bacchette così come veniva chiesto. Rimasero vicini a Harry, studiarono i loro avversari. Il portamento era calmo, ma Harry poté vedere la narici di Lupin tremolare un po', in modo quasi animale. Anche le mani di Dumbledore stavano scotendosi parecchio.
"Cosa è che vuoi ?" chiese l'anziano stregone, con calma.
"tre cose," rispose l'uomo biondo quasi in un grugnito. "Voglio quello che ho preso dall'armadietto della dispensa di Snape, voglio andarmene, e voglio che nessuno provi a fermarmi."
"Perché non ti Teleporti e basta?" suggerì innocente Dumbledore.
Gli occhi di Sylvus lampeggiarono e premette la punta della bacchetta contro la gola di Snape così con forza, da rompere la pelle. L'uomo in nero trattenne un gemito di dolore, ammiccò e cercò di scansare la testa dall'arma.
Lupin arrabbiato balzò in avanti, ma Dumbledore stese un braccio, e trattenne indietro l'uomo più giovane, cercando di mantenere la situazione calma.
"Non sono un idiota, Albus!" ruggì Sylvus. "Lo sai che non puoi Teleportarti in questo castello!" Guardò innervosito dal preside a Lupin. "Cosa… Io mi Teleporto e atterro diritto in una cella dei sotterranei, giusto? Questo è il vostro piano?" strinse il braccio massiccio ancora più stretto attorno al suo ostaggio e prese a muoversi arretrando, trascinando con sé l'uomo più piccolo. Gli stivali di Snape a malapena grattavano l'acciottolato.
"Qua pensate di stare trattando con un folle," disse con una smorfia Sylvus. "Uccido gente da una vita, credete che non ucciderai lui? Cosa ho da perdere, a questo punto?"
Harry sentì il respiro di Ron fermarglisi in gola, e sentì la mano del ragazzo più alto stringergli la spalla. Senza dubbio Ron stava ricordando tutte le volte che aveva desiderato far male da morire al professor Snape. Adesso sembrava come se ciò si stesse per realizzare, e forse ne sentiva rimorso.
"Ora, ora, Sylvus," disse gentile Dumbledore, e allargò le mani in un gesto di supplica. "Non c'è bisogno che qualcuno venga ferito, oggi. La tua pozione davvero merita la vita di un uomo innocente?"
"Non sono venuto qui per ucciderlo," grugnì Sylvus."Voglio solo gli ingredienti che mi servono." Girò la punta della bacchetta più a fondo nella gola di Snape, e l'uomo in nero gemette per il dolore.
"Prendi i tuoi ingredienti," disse accomodante Dumbledore, mantenendo una voce calma a dispetto della sua preoccupazione. "Prendili, fai a tuo comodo. Credi davvero che stimi il valore di qualche bottiglia di schifosa melma più della vita del mio Maestro delle Pozioni?"
"E mi lascerai uscire da qui?" chiese incerto Sylvus, sperando di non mostrare il minimo dubbio nello sguardo selvaggio.
"Sì," disse Dumbledore, annuendo. "Appena rilascerai Severus."
L'uomo biondo sghignazzò. "Bel tentativo, vecchio," sbuffò e convulso strinse il braccio alla vita di Snape. "Guarda, hai due scelte: o tutti voi mi permetterete di andarmene, con il mio ostaggio, o tu rifiuti di lasciarmi andare, e io lo ammazzo davanti ai suoi studenti."
Lupin ringhiò, squadrando Harry. Lui alzò gli occhi e vide gli occhi sottili color ambra del professore brillare lievi di rabbia.
"Tieni quella bestia sotto controllo, Dumbledore," sbuffò Sylvus. "E come ho detto, non sono un idiota," aggiunse con un piccolo sgradevole schiocco di lingua.
Gli occhi di Lupin si strabuzzarono.
"Sì, so cosa sei," disse Sylvus con una smorfia."Come ho detto, non sono un idiota," ribadì con un altro schiocco.
Harry e Ron si guardarono l'un l'altro confusi, ciascuno si chiedeva se l'altro avesse avuto la minima idea di quello di cui stava parlando Sylvus. Guardarono Lupin. Stava fulminando l'intruso con uno sguardo d'odio, tale che nessuno di loro due aveva mai visto sul suo viso, di solito così affabile.
Harry guardò indietro verso l'uomo che teneva Snape, e un movimento dietro di lui catturò il suo sguardo. Rimase allibito.
Dietro Sylvus, giù vicino al pavimento, apparve una piccola mano a mezz'aria. Venne seguita da un braccio, e poi da una faccia. Hermione, indossando il Mantello dell'Invisibilità dello straniero, stava strisciando per il pavimento, verso l'enorme piede dell'uomo.
Con la coda dell'occhio, Harry vide il Professor Lupin protendersi, e con discrezione, posare le dita attorno al braccio di Dumbledore: si rese conto che l'insegnante dai capelli color sabbia aveva scoperto Hermione. Vide gli occhi blu del Preside svolazzare rapidi su di lei, poi di nuovo su, poi su, verso la faccia dell'intruso.
Hermione stese la bacchetta verso la scarpa dell'uomo. Era troppo distante perché Harry potesse sentire l'incantesimo, ma seppe che aveva usato < incendio > quando un piccolo schizzo di fiamma sprizzò dalla punta della bacchetta. Senza far rumore diede fuoco allo stivale pesante dell'uomo, e poi arretrò gattonando, tirando di nuovo il mantello attorno a sé.
"Mi dispiace, Sylvus," disse con dolcezza Dumbledore. "Ma non posso permetterti di andartene da qui con lui."
Fece un piccolo passo in avanti. Lupin si tese dietro di lui.
"Va bene, lui crepa!" ruggì all'improvviso Sylvus. "Avada…"
tutto accadde all'unisono. Le fiamme presero a lambire la gamba di Sylvus. Gettò un grido soffocato, e arretrò.
Lupin caricò.
Nella sorpresa di trovarsi in fiamme, Sylvus lasciò Snape e saltellò su un piede, sventolando la bacchetta e gridando, per spengere le fiamme. Snape esitò, con una mano al collo.
Dumbledore sollevò la bacchetta.
Lupin afferrò Snape in una presa al volo, e lo abbatté proprio mentre la voce di Dumbledore echeggiò nel corridoio.
"Stupeficium!"
Sylvus ebbe il tempo di fare una faccia assai sorpresa, quando il proiettile di luce rossa lo colpì.
Il corpo intero si irrigidì, e crollò come disossato sul pavimento. Hermione riapparve da sotto il mantello e lo usò per spengere i calzoni dell'uomo malvagio, ancora fumanti.
Harry e Ron fissarono la scena a bocca aperta, storditi.
Lupin e Snape erano annodati sul pavimento in un unico ammasso, un apio di metri avanti. Una volta che tutto si fu calmato, l'insegnante di Difesa dalle Arti Oscure si rialzò e fece passare le mani sotto le braccia del collega professore. Mise Severus in piedi, e lo spazzolò.
"Stai bene?" chiese amabile Lupi, e sorrise al Maestro delle Pozioni.
"Oh, abbastanza," gemette Snape, "Eccetto per parecchie costole forse rotte e un leggero trauma cranico." Sospirò quando Lupin gli afferrò il mento ed esaminò la piccola chiazza sanguinolenta sul collo.
"Tieni duro," ordinò Lupin, e passò la punta della bacchetta sulla ferita. Si chiuse in breve, e passò le dita sul punto.
"Oh, siamo pronti." Snape impaziente scostò le mani che si avvicinavano, e si dispose a raddrizzare la cravatta, il colletto e le code della giacca a frac.
"Ecco cosa è per te la gratitudine," ghignò Lupin e diede una pacca al collega un'altra volta, sulla spalla, prima di esaminare l'intruso tramortito.
"E c'era bisogno di fare tutta quella mischia da rugby?" incalzò Snape dietro di lui. "Un semplice <Muoviti, Severus!> sarebbe bastato!" Finì accertandosi che anche l'ultimo dei bottoni neri fosse allacciato, e poi si lisciò le mani sui capelli lustri, neri come il corvo. "Volevo dire, davvero, Lupin…"
"Professor Snape," interruppe Dumbledore.
L'uomo in nero sospirò di cuore. "Sì, signore?"
L'anziano stregone indicò Hermione, che era in piedi, timida, da una parte con Harry e Ron.
"La signorina Granger ti ha appena salvato la vita, Professore," disse con dolcezza il Preside. "E i suoi amici ci hanno messo la mano. Credo che hai qualcosa da dirgli?" lo incalzò Dumbledore, sollevando le sopracciglia candide in attesa.
Il Maestro delle Pozioni lo squadrò, poi in tralice guardò i tre ragazzi. Con un sospiro assai sofferto, chinò il viso e mormorò, "Cinquantapuntialgrifondoro."
Harry, Hermione e Ron si guardarono confusi, poi scrutarono il Preside.
Dumbledore si allungò e diede un colpo a Snape nelle costole.
"Oh," grugnì Snape, massaggiandosi il fianco. Roteò di nuovo gli occhi. "Cinquanta... punti... al Grifondoro," ripeté più chiaro, con gli occhi chiusi stretti come se le parole gli facessero male nell'uscire. Scoccò un'occhiata al suo preside. "Va bene?" borbottò birichino.
Le facce di Harry, Ron ed Hermione esplosero in sorrisi aperti, che svanirono appena Snape li squadrò deciso.
Dumbledore sorrise. "Grazie, Severus. E adesso penso di poterti lasciare a finire la tua lezione. Pozioni doppie con i Grifondoro, vero?" il preside gli diede una pacca sulla spalla, e si mosse per aiutare Lupin a sistemare il loro ospite sgradito.
Snape mugugnò appena. Si voltò e arrancò un po' brusco verso l'aula. Il resto della classe aveva guardato il dramma dalla porta d'ingresso con occhi sbarrati. Un'occhiataccia torva li fece sgattaiolare a posto.
Harry, Ron ed Hermione seguirono docili il Maestro delle Pozioni, come pecore obbedienti, e si misero a sedere.
"Vediamo, dove eravamo rimasti?" disse calmo Snape, come se venire preso in ostaggio e essere in punto di morte fosse un fatto da tutti i giorni. Si spostò verso la lavagna e gli diede un colpetto. Ruotò su sé stesse, e mostrò le istruzioni per la seconda parte della lezione.
"Allora?" ringhiò, in risposta al mare di facce incerte e preoccupate. "Al lavoro!" strillò, sbattendo la mano sul piano della cattedra.
Gli studenti saltarono, e presero a mescolare le loro pozioni.
L'uomo in nero prese a muoversi come un'ombra della morte tra i tavoli del laboratorio, sbuffando al lavoro pastoso di uno studente, rimproverandone un altro per avere usato troppa bile di verme delle sabbie, o criticandone un altro ancora perché teneva la fiamma troppo alta. Quando giunse al tavolo di Hermione, fece una pausa, e si mise a braccia conserte.
La ragazzina Grifondoro alzò lo sguardo su di lui, innervosita, col cuore che batteva forte, chiedendosi cosa le avrebbe trovato di sbagliato.
Le mostrò il naso aquilino per un lungo istante, gli occhi neri impossibili da decifrare. Poi, con sua immensa meraviglia, Seveus Snape lasciò cadere una palpebra e le ammiccò un lieve incresparsi piegò l'angolo della bocca, per una breve frazione di secondo, ma mentre se ne andava, Hermione seppe di avere ricevuto quello che, per il Maestro delle Pozioni, era un sorriso.
Lottando per reprimere un suo sorriso, sntì un lieve rossore gioioso colorarle la faccia. Scelse di non badare alle azioni poco consuete di Snape, e si rimise a lavorare sulla sua pozione.
L'avrebbe negato, comunque.



---------------------------- F I N E ----------------------------

QUI la FAN ART della storia: http://www.houseofplaid.com/herohermionesm.jpg
La storia è qua: http://www.fanfiction.net/s/1635369/15/



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